Storia

IL NUCLEO DI INDUSTRIALIZZAZIONE DELLA VALLE DEL SACCO

La storia del Consorzio ASI di Frosinone inizia, in pieno regime di depressione socio-economica della Provincia, con la nascita del Nucleo di industrializzazione della Valle del Sacco, istituito con D.P.R. n. 1526 dell’11.10.1963.

Intorno a quel periodo, il contesto di industrializzazione faceva risiedere le proprie radici nella esclusiva esistenza di poche industrie del vestiario e dell’abbigliamento, del legno, delle costruzioni edili, alimentari, con prevalenza per il settore della carta, principalmente in quella parte del territorio della Provincia che poi sarà chiamato “Agglomerato industriale di Sora-Isola Liri”.
Il territorio provinciale in epoca anteriore alla creazione del “Nucleo”, versava in situazione di precarietà, sia sotto il profilo occupazionale che della efficienza dell’apparato industriale e dei livelli sociali, ampiamente al di sotto di quelli regionali e nazionali che pure non rappresentavano gli standard ottimali.
Il settore agricolo costituiva un altro quadro della società provinciale, non certo confortante.
Da esso affioravano cospicui elementi di arretratezza e una sempre minore incidenza percentuale della popolazione attiva in agricoltura, per effetto della trasmigrazione della stessa nel settore industriale e commerciale in movimento.
Il ridimensionamento della popolazione dedita all’agricoltura ebbe un vero e proprio carattere di stravolgimento delle forze impiegate nel settore primario.
La struttura dell’extra-agricolo non presentava picchi di sviluppo eccezionali.
Il commercio denotava andamenti di miglioramento, ma non certo apprezzabili; scarsa rilevanza presentavano le altre attività, trasporti, comunicazioni, servizi.
Lo sviluppo del sistema produttivo della Provincia non sembrava aver ancora raggiunto un equilibrio economico soddisfacente, nonostante sussulti in avanti.
Agli agglomerati più o meno industrializzati di alcune zone si contrapponevano centri di spopolamento, nei quali non si era verificato quasi nessun sintomo di espansione.
Un vero sviluppo industriale non avveniva: diverse erano le difficoltà, non escluse quelle di inserire il prodotto nei grossi mercati causa la mancanza di una rete stradale sufficiente ed efficiente, che aggravava il già pesante scenario socio-economico.
Nemmeno con la immissione della Provincia a fruire dei benefici derivanti dal Piano di Industrializzazione del Mezzogiorno, avvenuta con interventi nel 1948 e nel 1957, era stato possibile un decollo.
Pur tuttavia qualche industria di rilievo, come la divisione tessile della B.P.D. di Colleferro, che impiantò uno stabilimento in località Castellaccio, in Comune di Paliano, e la CEAT Gomme, in Comune di Anagni, venne a portare sollievo alla forte richiesta di occupazione.
Bisognava attendere il 1962, epoca di apertura dell’Autostrada del Sole, tratto Roma-Capua, che attraversa longitudinalmente tutta la Valle del Sacco, per vedere, finalmente, l’inserimento effettivo di “Frosinone” fra i mercati di Roma e Napoli (il 2 giugno 1962 fu inaugurato il tratto Roma-Frosinone).
L’apertura della tratta citata stimolò anche il miglioramento della rete interna ed offrì la grande possibilità di collegare rapidamente il Settentrione con il Mezzogiorno.
In uno spaccato di pesanti carichi di istanze sociali, quindi, prende avvio l’attività del “Nucleo” di industrializzazione. La cronistoria degli avvenimenti che hanno condotto alla costituzione del “Nucleo” fa ricordare che essa è dovuta alla intuizione dell’ingegner Armando Vona, Sindaco di Frosinone, nell’anno 1961.
Su iniziativa del Comune di Frosinone, infatti, ai primi giorni del mese di agosto del 1961, presso la sede dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone si tenne la prima riunione dei rappresentanti di vari comuni interessati alla creazione del Consorzio.
Il 19 agosto dello stesso anno, in una successiva riunione, fu decisa, per la finalità consortile, la nascita di un Comitato Promotore cui fu affidato l’espletamento delle procedure per portare alla luce il “Consorzio del Nucleo”, al quale si convenne di dare il nome definitivo di “Nucleo di industrializzazione Valle del Sacco”.
Al Comitato aderivano, assumendo la qualifica di enti promotori, i seguenti soggetti:

  • Amministrazione provinciale di Frosinone;
  • Camera di Commercio di Frosinone;
  • Comune di Frosinone;
  • Comune di Ceccano;
  • Comune di Ferentino;
  • Comune di Patrica;
  • Comune di Supino;
  • Comune di Veroli;
  • Banco di Napoli;
  • ISVEIMER.

A Presidente del Comitato fu eletto, all’unanimità, l’Ingegner Vona.
Il 28 settembre 1962 il Comitato approvò il progetto di massima e tutti gli elaborati predisposti per il riconoscimento del “Nucleo”.
Il 6 dicembre dello stesso anno il Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno procedette all’approvazione di tale progetto e deliberava il riconoscimento del “Nucleo” nella denominazione come innanzi riportato.
Nel lungo e laborioso iter burocratico intrapreso fu questa una prima fondamentale meta raggiunta.
Di conseguenza, si procedette alla elaborazione di un apposito Statuto, basato sugli Statuti – tipo appositamente diramati dalla “Cassa”, che fu approvato dal Comitato degli Enti Promotori nella seduta del 14 dicembre 1962.
Il 3 aprile 1963, con atto pubblico notar Imbellone, fu costituito il Consorzio e nella stessa seduta al Comitato degli Enti Promotori, subentrò il “Comitato Provvisorio degli Enti Promotori” Tutti gli atti furono trasmessi agli organi competenti dello Stato, che con Decreto del Presidente della Repubblica dell’11 ottobre 1963, n. 1526, pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale n. 307 del 20 novembre 1963, dava luogo al riconoscimento di ente di diritto pubblico per il “Nucleo di Frosinone” E’ l’anno 1964 quando la prima compagine amministrativa del Consorzio Industriale, con deliberazione n.1 del Comitato Direttivo del 20 maggio 1964 avente come oggetto “Designazione del Gruppo progettista per la redazione del Piano Regolatore Territoriale del Nucleo. Richiesta di intervento finanziario alla Cassa per il Mezzogiorno”, muove i primi passi storici verso una trasformazione sostanziale della Provincia che, anche per la posizione geografica, si presentava come destinata a svolgere la funzione di collegamento tra Nord e Sud.
Il territorio del “Nucleo”, a quel momento, si estendeva su una superficie omogenea di circa 400 ettari, deputata ad accogliere le localizzazioni industriali.
Con l’attivazione del “Nucleo”, il panorama industriale, demografico e sociale venne a subire notevoli modificazioni in positivo.
Già nel 1965 una indagine nelle imprese manifatturiere con più di 10 addetti, effettuata per la redazione del Piano Regolatore del “Nucleo” evidenziava un aumento della occupazione, nel triennio 62-64, pari al decennio 1951-1961.
Parimenti, si verificava un aumento della popolazione nei Comuni del comprensorio del “Nucleo”.
Infatti, dai 92.000 abitanti censiti nel 1961 nel territorio di influenza del Consorzio si passa, alla fine del 1965, a 96.810, con un aumento di circa il 4,54%.
Appariva evidente che il Consorzio si presentava già come il principale coefficiente di integrazione e di esaltazione dei diversi fattori dinamici in atto.
Prima del riconoscimento del Nucleo, nel comprensorio industriale di Frosinone, erano ubicate le seguenti industrie: Permaflex, Italbed, Bomprini Parodi Delfino, Brunsig Sud e Osim Plocco, all’interno dell’ambito territoriale che poi costituì l’agglomerato industriale e Solac, Fornace di Frosinone, Fornace Cilsa, Plastisud, Imefer, Annunziata esterne al futuro agglomerato industriale.
Subito dopo il suddetto riconoscimento gli insediamenti sono andati via, via aumentando e tra i più significativi: Sigme, Clipper Oil Italiana, Mallory Timers Continental, Italfornaci, Prinz Brau, Novafias, Cemamit, Hen Med, Accumulatori in piombo e derivati, Sicem Sesam, Xiloplast, Marmo Resina, Co.me.pa, Ilfem Sud, Klopman.
Nel 1969 l’unità comprensoriale aveva già generato una situazione formata da 26 industrie in funzione, con 5.000 addetti, 17 in costruzione, con 1.600 addetti, e 52 in programmazione, con previsione di 7.000 addetti.
Sono cifre che confermano come la industrializzazione non era un fenomeno artificiale, spiegabile solo in base agli incentivi della politica meridionalistica, ma che era frutto di una oggettiva vocazione industriale del territorio, adeguatamente lievitata e gestita dall’ente ad essa preposto, che si arricchì anche della presenza straniera.
Caratteristica. appunto, delle nuove unità produttive era rappresentata dal fatto che queste, in larga parte, scaturivano da iniziative imprenditoriali con massiccia partecipazione di capitale straniero.
Il carattere di zona industriale “aperta”, che qualificava il “Nucleo”, non precludeva a nessuno di usufruire delle opportunità insediative.
Le possibilità connesse a tale natura riversarono subito riscontri di localizzazione di livello nazionale e locale, con benefiche ricadute sul reddito delle famiglie, non solo nei comuni costituenti il “Nucleo”, ma nell’intera Provincia.

Un dato statistico non può essere sottaciuto e cioè che nel 1966 su circa 19.000 milioni di investimenti esteri nel Lazio, 7.500 furono investiti nel “Nucleo”.
I vantaggi conseguenti ai fattori in itinere ed alla nuova situazione strutturale ed insediativa non si sarebbero potuti realizzare se l’ente non si fosse premurato di dotarsi di un Piano Regolatore che ponesse il medesimo in grado di richiedere l’intervento della “Cassa” per la realizzazione delle infrastrutture.

Il documento urbanistico fu approntato nei dovuti tempi ed approvato con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 7650 del 31.03.1970 e la originaria superficie del “Nucleo” inizialmente contenuta in 400 ettari, viene allargata a 2.500 ettari, e, con vanto del Consorzio, senza alcuna sua richiesta in proposito.
Il “Piano” assunse una dimensione urbanistica e la funzione di Piano territoriale di coordinamento (L. 17.08.1942, n.1150, art. 6).
E’ evidente che a tutto ciò conseguì una vera esplosione di benefici i cui riflessi positivi non si limitarono solo al miglioramento del reddito familiare dei cittadini dei Comuni costituenti il “Nucleo”.
I cosiddetti effetti indotti, poi, si verificarono, in piena regola.
La qualificazione a tipo industriale della economia provinciale subito presentò livelli di incremento tra i più consistenti nel Mezzogiorno.
I fenomeni riscontrabili non furono ragguagliati solo al comprensorio del “Nucleo”, ma sia pure in forma non coordinata e programmata, anche al di fuori dello stesso.
Tuttavia, appariva chiaro che né lo sviluppo e l’azione programmatoria del “Nucleo”, né gli elementi di crescita spontanea sarebbero stati sufficienti a far fronte alla crescente domanda sociale ed alla esigenze di inserimento nel contesto di sviluppo regionale e nazionale.
La valutazione complessiva di tutti gli aspetti connessi alla comunità provinciale portò alla conclusione che era maturo il tempo per conseguire ulteriori strati di trasformazione e perseguimenti di risultati adeguati alle nuove esigenze. Una intensa attività programmatoria e di proiezione fu subito affrontata, approntando le procedure per trasformare il limitato “Nucleo” in una più vasta dimensione territoriale, comprendente e coinvolgente l’intera Provincia. Al disegno in seguito realizzato è ascrivibile il senso di una vera trasformazione, non di un semplice ampliamento del “Nucleo”.
Sotto la favorevole spinta della esperienza del “Nucleo”, nella segnalata prospettiva, per un momento si considerò che la necessità poteva essere soddisfatta con la creazione di altri nuclei separati.
Un’attenta valutazione di tutti gli aspetti relativi, però, condusse all’accantonamento di una simile soluzione.

IL CONSORZIO PER L’AREA DI SVILUPPO INDUSTRIALE DELLA PROVINCIA DI FROSINONE

L’esclusione della ipotesi di strutturare l’Area in più Nuclei era sostenuta anche dalla valutazione dei pesanti costi, che sarebbero stati molto maggiori, mentre gli effetti positivi sarebbero stati inferiori per via di difficoltà tecniche a saldare i momenti di crescita dei diversi Nuclei, in una prospettiva unitaria, che superasse contrasti e disarmonie. Fu, invece e felicemente, prescelta la soluzione di un ambito spaziale che coinvolgesse tutto il territorio del frusinate, nella convinzione che il tipo di soluzione potesse produrre una più ampia azione propulsiva capace di interessare l’intera Regione e di raccordarsi con altre zone in una visione di razionale sviluppo complessivo. In termini pratici il glorioso “Nucleo” si apprestava a lasciare il passo ad una figura di maggiore portata: l’Area di Sviluppo Industriale della Provincia di Frosinone, con terminologia abbreviata, Consorzio ASI di Frosinone. Per lo scopo il Consiglio Generale del “Nucleo”, con deliberazione n. 23 del 27.11.1967, previa debita istruttoria, inoltrò al Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno la richiesta di trasformazione da “Nucleo” in “Area”. La competente Commissione Ministeriale, in data 23 dicembre 1967, pronunciò il voto favorevole. La finalità accennata viene a maturazione con D.P.R. 05.05.1969 n. 288, che consacra la nascita del Consorzio ASI in titolo, formato da 36 Comuni, comprensivo degli originali promotori, e incrementato, nel corso del tempo, dall’ingresso di altra entità, anche di natura privata. Il comprensorio consortile dell’Area per l’effetto, risultò formato dai seguenti soggetti: Alatri, Anagni, Aquino, Arce, Arnara, Belmonte Castello, Boville Ernica, Cassino, Castelliri, Castrocielo, Ceccano, Ceprano, Colfelice, Ferentino, Fontana Liri, Frosinone, Isola del Liri, Monte S. Giovanni Campano, Morolo, Paliano, Patrica, Piedimonte S. Germano, Pignataro Interamna, Pofi, Pontecorvo, Ripi, Roccasecca, S. Elia Fiumerapido, S. Giovanni Incarico, Sgurgola, Sora, Strangolagalli, Supino, Torrice, Veroli, Villa S. Lucia e da Amministrazione Provinciale di Frosinone, Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Frosinone, Banco di Napoli ed I.S.V.E.I.M.E.R. di Napoli. La sua consistenza strutturale iniziale si articolava in 5 agglomerazioni industriali socio-economiche:

  • Agglomerato di Frosinone;
  • Agglomerato di Anagni;
  • Agglomerato di Ceprano;
  • Agglomerato di Sora-Isola Liri;
  • Agglomerato di Cassino-Pontecorvo.

Tutti gli agglomerati sono dislocati nella pianura del Sacco, lungo il fiume e l’Autostrada del Sole, tranne quello di Sora-Isola Liri che ha l’importante valore di ponte verso l’Abruzzo. Vicino agli anni ’90 nei 5 agglomerati sono complessivamente presenti n. 330 stabilimenti in funzione, per 34.000 unità lavorative addette, 70 in costruzione e circa 180 in programmazione, un dato che da solo rende l’idea di una corposa dimensione, contenente sintomi di accrescimento.
Il plafond delle infrastrutture è di assoluta rilevanza e annovera opere stradali, impianti di depurazione (agglomerati di Frosinone e Cassino-Pontecorvo), di sollevamento e quelle riguardanti gli acquedotti potabili ed industriali, serbatoi per acque potabili ed industriali, raccordi ferroviari e metanodotto.
Un momento fondamentale della storia della Provincia lo ha certamente scritto il Consorzio ASI, che si è avvalso, come linea propedeutica, dell’influenza esercitata dalla esperienza del vecchio e valoroso “Nucleo”.
La sempre più collaudata esperienza dell’organismo ha permesso una operatività abbastanza spedita che ha colto risultati a carattere collettivo di indubbia rilevanza.
La ricchezza della manodopera della Provincia ha rappresentato la piattaforma ideale per la realizzazione degli obiettivi e la disponibilità dell’elevato elemento umano, poliedrico e svelto ad adeguarsi alle nuove realtà con successo, ha, anch’essa, sicuramente contribuito a velocizzare lo sviluppo.
L’ ”Area”, considerata nella sua organicità, già appariva destinata a divenire una delle realtà economiche più importanti dell’intero Meridione.
La nuova struttura consortile, concentrata nel proprio disegno evolutivo, ha continuato l’opera di superamento delle depressioni, impegnandosi costantemente al massimo nella consapevolezza che c’era molto da lavorare per venire a migliori livelli integrativi e sicuri di vita e che l’incessante impegno non poteva essere limitato nel tempo. Con la individuazione all’interno di essa degli agglomerati già segnalati, cioè di zone destinate a ricevere la concentrazione industriale, secondo precipue norme socio-economiche ed urbanistiche, si superarono le disfunzioni della crescente nuova dimensione industriale al punto che si ottennero validi contributi al superamento delle croniche situazioni di sottosviluppo.
Su questi punti di attrazione insediativa, come in precedenza riportato, si affacciavano altri 52 comuni, situati fuori dalla delimitazione degli agglomerati, ma, con la loro dislocazione geografica e gravitazione economica, venivano ad integrarsi con la suddivisione degli stessi.
Nel decorso di tempo e fino ai momenti attuali, le oggettive dinamiche di cambiamento correlate hanno inevitabilmente modificato le componenti in fermento all’interno di ogni polo di concentrazione industriale.
Ora, velocemente, uno sguardo alla caratteristica dimensionale degli agglomerati industriali.